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Chi sono

Giorgio Fraschini, laureato in Giurisprudenza a fine 2007 presso l’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza, con una tesi dal titolo “Whistleblowing at Work: Ethical and Juridical Issues”. Nel corso del 2008 ho lavorato a Londra presso il “Public Concern at Work”, l’ente di riferimento per il whistleblowing nel Regno Unito, paese all’avanguardia per quanto riguarda questo istituto. La mia attività presso di loro mi ha messo in contatto con diverse realtà e mi ha permesso di riscontrare che diversi paesi, anche europei, stanno introducendo legislazioni sul whistleblowing o, comunque, si stanno interessando al problema. In Italia, al momento, è ancora limitata l'attenzione nei confronti di questo istituto che ha portato enormi benefici culturali nel Regno Unito, in Australia, in SudAfrica, in Giappone e negli Stati Uniti, dove è stato introdotto anche nel settore delle imprese (attraverso la legislazione del Sarbanes-Oxley Act) a seguito delle pesantissime conseguenze create dagli scandali Enron e Worldcom.

Lavoro presso la società di consulenza SGR Consulting (link) come responsabile del prodotto Company Protection (link), un servizio esterno per la gestione delle segnalazioni di irregolarità o reati.

Attualmente sto collaborando anche con l'organizzazione Transparency International Italia (link) a un progetto sulla protezione dei whistleblower finanziato dalla Commissione Europea e condotto insieme ad altri dieci paesi europei.


Il progetto

Alla luce del successo riscontrato in altri paesi dall’istituto del whistleblowing, il mio progetto attuale è quello di costituire un gruppo di lavoro – se non addirittura un ente - specificamente dedicato allo studio, alla diffusione e alla creazione di una legislazione dedicata al “whistleblowing”; lo spunto può essere quello di fondazioni e associazioni presenti in altri paesi, come “Government Accountability Project” negli USA, “Public Concern at Work” nel Regno Unito, “Open Democracy Advice Centre” in Sudafrica. Quattro dovrebbero essere, in sintesi, gli obiettivi e le attività principali:
1) elaborazione di un progetto di legge sul “whistleblowing” (leggi sono già vigenti in altri paesi come USA, Regno Unito, Giappone, Sud Africa), che è assolutamente il passo decisivo affinché il lavoratore, sentendosi realmente protetto e tutelato, possa decidere di segnalare le irregolarità. In alcune aziende multinazionali sono già state adottate alcune misure per la segnalazione di anomalie ma inefficaci nell'attuale contesto normativo e di valore nullo per la protezione del dipendente (ad oggi, di conseguenza, è come se non esistessero)
2) redazione, pubblicazione e pubblicizzazione di studi e ricerche sui benefici del “whistleblowing” per le imprese, i lavoratori, i consumatori e il mercato in generale
3) l’istituzione di una “helpline” al servizio di quei lavoratori che vogliono denunciare un’irregolarità, ma non conoscono le modalità per farlo correttamente e senza correre rischi. La consulenza riguarderebbe solamente le modalità di segnalazione/denuncia e non costituirebbe un patrocinio legale
4) un servizio di consulenza per le associazioni che vogliano istituire dei programmi per il “whistleblowing” o altre procedure interne per la segnalazione delle irregolarità.